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Sito Paleolitico

Sito paleolitico di notatchirico

Sito Preistorico di Notarchirico

Sito Preistorico di Notarchirico (600.000 anni fa)
La zona archeologica fin dagli inizi del secolo è stata oggetto di indagini e costituisce, insieme al paleosuolo di Irsina, il più antico stanziamento preistorico italiano.

Il sito attualmente protetto da un capannone, presenta ben 11 livelli di vita, per uno spessore in sezione di oltre 7 metri l’età del giacimento è di circa 600.000 (o 700.000) e la sua importanza è evidenziata dalla scoperta (nel 1985) di un FEMORE UMANO che, attribuibile forse ad un HOMO ERECTUS, è uno dei più antichi resti fossili d’Europa.

Le ricerche effettuate fin dall’800 hanno interessato anche i vicini siti di Loreto (grotte) e Terre Nere.

Alla straordinaria ricchezza di reperti preistorici della zona si affianca la presenza di numerosi insediamenti di età romana, tra cui una grossa villa sulla collina che s’erge di fronte al capannone di Notarchirico.

Ad HOMO ERECTUS è attribuito il femore umano, ritrovato nel Settembre del ’95. Esso costituisce la più antica documentazione del genere in tutta l’Italia meridionale ed è uno tra i più antichi resti fossili umani fino ad ora rinvenuti in Europa. Il reperto è riferibile ad un femore dx di individuo femminile adulto. E’ stato datato a circa 300.000 anni fa. La superficie esterna dell’osso appare ricoperta da materiale osseo neoformato. Questa alterazione è stata interpretata come una OSTEOPERIOSTITE, probabile conseguenza di una infiammazione dovuta ad una profonda ferita alla coscia subita dall’individuo in vita.
(Istituto di paleontologia umana di Parigi).

A cura di Marirosa Orlando

Sito di Notarchirico

Sito Preistorico di Notarchirico
La presenza delle prime comunità umane nel bacino di Venosa, risale al Paleolitico Superiore (circa 600.000 anni fa), le cui tracce rinvenute attestano segni di vita nel territorio, sin dai tempi della Preistoria.

Gli studi hanno fatto emergere una serie di resti faunistici tra i quali una vertebra e un frammento di mandibola d'elefante.

Di notevole importanza è il ritrovamento di un cranio di Elephas antiquus, recuperato mediante un'operazione di scavi fatti intorno al 1990, e il resto più antico mai rinvenuto nel meridione d'Italia, un femore umano frammentario fossilizzato, di origine femminile "Homo erectus".

I ritrovamenti e gli studi sono stati fatti dall'Istituto Italiano di Paleontologia Umana e dal Museo di Antropologia di Monaco

Autore: Antonio Guarino