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Castello

Castello Aragonese – Pirro del Balzo

Nel 1470 venne edificato il castello, per mano del Duca Pirro del Balzo Orsini, sul sito della cattedrale di S. Felice (a sua volta eretta sull'area occupata dal castellum acquae di epoca romana), abbattuta e ricostruita dove tutt'oggi sorge, dedicata a S. Andrea. Il castello con le sue quattro torri cilindriche collegate tra loro, da camminamenti con ponte levatoio, segnano i quattro punti cardinali, e sulla torre ovest è visibile lo stemma dei Del Balzo, un sole raggiante.

Nel XVI-XVII sec. per opera della famiglia Gesualdo (fondatori a Venosa dell'accademia dei Piacevoli e dei Rinascenti), la fortezza venne trasformata in residenza signorile, con la costruzione di un elegante loggiato di gusto rinascimentale e il ponte levatoio sostituito da un camminamento in pietra.

Autore: Antonio Guarino

 

 

Museo Archeologico Nazionale di Venosa

Il Museo Archeologico di Venosa raccoglie l documentazione di età romana, tardoantica e altomedievale della città e del suo territ2 rio, ma è anche, e soprattutto, un Museo di problematiche, un archivio di percorsi storico-culturali.

Per una più precisa connotazione dello sviluppo storico della città e del territorio sono stati scelti materiali non molto appariscenti ma con un alto valore documentario. Il rapporto con il Parco si pone sia come sintesi della visita all’area archeologica sia come spunto per l’osservazione diretta dei monumenti.

L’importante struttura espositiva è stata inaugurata il 3/11/91 ITINERARIO MUSEALE
Le tematiche trattate iniziano dal momento in cui si conc”lude il discorso storico del percorso espositivo del Museo Nazionale del Mel:[e se, che verte soprattutto sulla società indigena della zona. FASE PREROMANA

TOMBA DI BAMBINO (pieno III Sec. a.C.): il corredo comprendeva un nucleo di vasi, alcune statuine fittili e il Toro Api, simbolo del dio Osiride e delle sue rinascite, riconoscibile per il gradiente lunare compreso fra le corna, che testimonia l’influsso religioso egizio.

ASKOS CATARINELLA (fine IV-III sec. a.C.): a tre bocche, di cui due lateli a filtro, con decorazioni in bruno. Questo tipo di vasi era destinato ad essere deposto nella camera sepolcrale ed era contraddistinto da simboli funerari. Qui la scena rappresenta un funerale nelle sue diverso fasi con l’evidente scopo di celebrare il defunto.

AREA SACRA DI BANZI (frequentata a partire dal V sec. fino al III sec. a. C.). Luogo in cui si celebravano i riti di passaggio dall’età prepuberale a quella puberale, quelli praticati cioè nel momento in cui le bambine e bambini entravano a far parte della società degli adulti, gli uni come soldati, ‘le altre come spose. Miniaturizzazione di ex-voto, oggetti di uso personale e di tipo agricolo.

VENOSA: CERAMICA DI TRADIZIONE NON ROMANA. In più luoghi dell’area occupata dalla colonia di VENOSIA si sono ritrovati sporadici frg. ceramici di produzione locale. Si tratta di ceramica apula a figure rosse della fine del IV sec. e inizi del III sec. a.C. La presenza di questi frg.. va ricondotta al centro preromano noto dalle fonti ma di scarsa consistenza archeologica.

PRIMA FASE DELLA ROMANIZZAZIONE
STIPE VOTIVA: il tipo di materiale attesta la presenza di un’area di culto, se non di edificio, preesistente all’Anfiteatro. Si tratta di oggetti di varia provenienza': testine e statuine fittili, votivi anatomici, oscilla, arule, protome, di animali e un disco fittile. Le statuine assumevano valore di ex-voto oppure erano intese come offerte propiziatorie; a testimonianza di una grazia chiesta o ricevuta troviamo i votivi anatomici. Le decorazioni a rilievo del disco fittile sono considerate raffigurazioni di attributi divini, ed anche simboli magici. Il disco poteva avere la funzione di stampo per focacce sacre. Fine IV sec. inizi II sec. a.C.

MONETAZIONE DI VENOSA. La colonia latina di Venusia batté moneta propria per un ristretto periodo di tempo, nell’arco’ del III sec. a.C., con circolazione a carattere locale. Raffigurazioni di Ercole, Bacco, il rospo visto dall’alto, il delfino, Giove, Giun2 ne, Minerva,. Quasi tutti i pezzi portano le lettere VE (Venusia) sotto forma di monogramma. Attività della zecca: dalla metà del III sec. al II sec. a.C.

CERAMICA A V.N. Vasellame fine da mensa dalla colorazione nera diffusa in età repubblicana. La maggior parte di esso proviene dalla zona degli scavi delle terme. In questa area sono state indagate alcune fornaci per ceramica (sia comune che a v. n.), come attestano i piatti impilati e saldati per un errore di cottura.

SCARTO DI FORNACE: durante le fasi di cottura del vasellame ceramico poteva accadere che per un errore del dosaggio del calore si rovinassero intere partite di oggetti. In questo caso si tratta di uno scarto di lavorazione nel quale si può vedere una coppetta a v.n. integra ma leggermente deformata. Il quartiere artigianale, che produceva ceramica già nel III sec. a.C., resta in vita fino ad almeno la metà del secolo successivo.

AUGURACULUM (luogo destinato, secondo un rituale italico, all’interpretazione del volo degli uccelli per il rinnovo delle magistrature). Area sacra in cui l’AUGURE (interprete ufficiale, nella antica Roma, degli auspici con cui gli Dei manifestavano la propria volontà) doveva prendere gli AUSPICI (interpretazione della volontà divina attraverso l’osservazione del volo degli uccelli) necessari all’assunzione dei poteri di comando mili-tari e civili dei magistrati. Il basamento del tempio era coperto forse da un tavolato, sul quale trovava posto l’AUGURE nelle cerimonie. Al centro vi era il cippo con iscrizioni SOLEI, dedicato alla divinità solare; a est, il cippo con dedica a IUPPITER designava la parte favorevole del tempio, posta alla sinistra dell’auspicante; a ovest il cippo dedicato alla divinità osca FLUSA,corrispondente alla parte destra, sfavorevole, del TEM PLUM. Primo decennio I sec. a.C.

LEX BANTINA Tabella bronzea che reca su entrambi i lati un testo (da un testo 4 righe in latino, dall’altro 11 righe di testo in asco) e presenta sul margine inferiore un foro utilizzato in origine per sospendere l’oggetto. Appartiene alla famosa LEX BANTINA conservata nel Museo Nazionale di Napoli. Nel testo sono contenute prescrizioni che regolano poteri e carriere dei magistrati e alcune norme relative al processo penale. Fine II sec. a.C.

A cura di Marirosa Orlando