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Di Chirico Giacomo

(n. 1844 a Venosa  – m.1883 Aversa)

Nasce a Venosa (PZ) nel 1844. Muove i primi passi in un ambiente molto povero ed è costretto ad
esercitare il mestiere di barbiere per sopravvivere. È il fratello Nicola, scultore, ad avviarlo allo studio del disegno fino a quando, nel 1886, frequenta il Real Istituto delle Belle Arti di Napoli grazie ad un sussidio mensile del Comune di Venosa. I pittori paesaggisti Filippo Palizzi e Domenico Morelli, propugnatori della cosiddetta “pittura di storia”, furono i suoi maestri.

Dopo i primi anni di studi, magistralmente compiuti, si iscrive presso l’Accademia di Roma, sempre sostenuto dall’assegno comunale che gli consente di continuare
a perfezionare le proprie tecniche, finché non apre il suo primo atelier a Napoli. Il Buoso da Duera è il capolavoro della rivelazione dechirichiana: il pittore era combattuto, fino ad allora, tra Neoclassicismo e Romanticismo, incerto tra l’esaltazione degli ideali del passato e la raffigurazione della realtà nella sua immediatezza.

Tra le due tendenze è la prima a prevalere nel suo stile. Il “pittore del verismo”, come era stato definito, muore nel manicomio di Aversa nel 1883 a soli trentanove anni, dopo un lungo periodo di tenebra mentale.

 

Ritratto di Giacomo Di Chirico – Michele Bruno Venosa

 

Ninni Giovanni

Nato a Venosa il 27/2/1861. Morto a Napoli il 15/4/1922

Targa in pietra affissa sulle mura del palazzo Calvini

Perchè si esalti tra i sopravvenienti

Il ricordo di Giovanni Ninni

Professore di chirurgia nell'università

Direttore dell'ospedale dei pellegrini in Napoli

Scienziato preclaro ridonatore infaticato di vita ai sofferenti

Spirito acceso di bontà inconsultile, che su l'ambe africane animò i combattenti d'Italia e tra le macerie calabro – sicule ricostruì la fede.

Caduto in martirio avendo offerto l'intelletto vasto, la mano prodigiosa, il cuore puro alla esistenza pericolante d'un umile, Venosa madre non immemore l'esempio austero addita e consacra

 

Tangorra Vincenzo

Venosa, Pz 1866 – Roma 1922

Targa in pietra – piazza Municipio (palazzo Calvino)

Economista insigne ministro d'italia

esempio di virtù e lavoro i concittadini MCMXXV

 

Gesualdo Carlo principe di Venosa

Gesualdo, Carlo (Napoli 1560 ca. – 1613), compositore e liutista italiano. La sua fama è legata ai madrigali, in cui fa un uso spregiudicato del cromatismo. Grazie ai contatti familiari con l'ambiente musicale (il padre Fabrizio Gesualdo era presidente di un'accademia frequentata dai migliori esponenti del mondo musicale napoletano) cominciò ad appassionarsi alla musica e imparò a suonare diversi strumenti, tra i quali il clavicembalo, la chitarra e soprattutto l'arciliuto (vedi Liuto).

Alla morte del padre, nel 1586, ereditò il titolo di principe di Venosa. Dopo aver commissionato nel 1590 l'assassinio della moglie, dell'amante di lei e del figlio nato dalla relazione, lasciò la città natale per Ferrara, dove nel 1594 sposò Eleonora d'Este e dove conobbe musicisti come Luzzasco Luzzaschi e letterati come Giovanni Battista Guarini e Torquato Tasso.

Quando la scomparsa del duca Alfonso II d'Este, nel 1597, segnò il tramonto di Ferrara come centro culturale, Gesualdo fece ritorno a Napoli. Tra i sei libri di madrigali da lui composti, soprattutto gli ultimi due rivelano uno stile armonico drammatico e fortemente innovativo che tende all'espressione delle emozioni tramite l'uso di potenti dissonanze e di salti imprevisti tra tonalità molto distanti.

 

Madrigale: Dolcissima Mia Vitaù

Nei madrigali di Gesualdo ogni frase del testo si accompagna a una risposta musicale specifica che rispecchia i singoli mutamenti emotivi con un'equivalente variazione virtuosistica, secondo la tecnica della "coloratura". Questo madrigale dal Libro 5 (1611) è una trasposizione poetica in musica e un esempio del cromatismo di Gesualdo.
Fonte Encarta 

 

 

La Vista Luigi

Venosa, Pz 1826 – Napoli 1848

Targa in marmo in largo Carità – Napoli, NA

Innanzi a questo marmo

consacrato al nome di

Luigi La Vista

pensatore letterato milite

che nel XV maggio MDCCCXLVIII

sacrificò armato alla libertà civile

l'età gioconda e l'avvenire

promettiamo noi giovani cultori del vero

in ogni periglio pubblico

ricordare che la giovinezza scuola armi

sono indispensabili

La gioventù studiosa

XV MAGGIO MDCCCLXXXIV

 

Virgilio Emanuele

Venosa, Pz 1868 – Tortolì, Nu 1923

cattedrale – Venosa, PZ

Monsigno Emanuele Virgilio

mostrò quanto possono la volontà e l'ingegno sorretti dalla fede. Fu saggio educatore forbito scrittore facondo oratore sacro dotto polemista cultore di questioni economico-sociali.

Venne a 41 anni dalla santità di Pio X eletto vescovo dell'Ogliastra compì in Sardegna opere benefiche ottenendo l'affetto del popolo grato il riconoscimento di uomini di stato

il compiacimento di personalità regali l'ambita lode di tre pontefici nel XXV della morte il popolo devoto a perennememoria pose in questa chiesa ove si temprò la sua anima grande

 

 

Via Appia

Iniziata la costruzione nel 312 a. C. per opera di Appio Claudio (censore) per collegare a Roma con Capua – Benevento, nel 190 a. C. fu prolungata fino alla colonia di Venosa e quindi fino a Taranto e Brindisi.

Entrava in Venosa probabilmente nelle vicinanze della tomba c.d. di Marcello, attraversando il paese per tutta la sua lunghezza, seguendo l’andamento della strada moderna, affiancata dalle Terme e dall’Anfiteatro, proseguendo verso Est in direzione della puglia.

A cura di Marirosa Orlando

 

Tansillo Luigi

Tansillo Luigi (Venosa, Potenza 1510 – Teano, Caserta 1568), poeta italiano. Dopo aver prestato servizio come paggio presso alcune famiglie della nobiltà napoletana, nel 1536 divenne guardia d'onore di don Pedro di Toledo, viceré di Napoli, e agli spagnoli fu sempre fedele.

Esordì nel 1527 con l'egloga dialogata I due pellegrini, ricca di echi petrarcheschi, alla quale seguì Il vendemmiatore (1532), poemetto licenzioso in ottava rima venato di naturalismo popolaresco. Nel 1540, in occasione di un viaggio al seguito del figlio del viceré, compose le Stanze a Bernardino Martirano, nel rimpianto delle piacevoli consuetudini abbandonate.

Di carattere encomiastico è la Clorida, poemetto idillico-mitologico composto nel 1547. L'ultima produzione annovera due poemetti didascalici in terzine, La balia (1552) e Il podere (1560), e l'incompiuto poema religioso in ottave Le lagrime di San Pietro, iniziato nel 1539 ma ripreso dopo la condanna all'indice (1559) del Vendemmiatore.

Di notevole rilievo è il Canzoniere, opera alla quale l'autore lavorò nell'intero arco della sua vita e che fu pubblicata integralmente soltanto postuma; punto di riferimento del cosiddetto "petrarchismo meridionale", il Canzoniere di Tansillo prelude alle soluzioni formali della poesia barocca.

 

Busto posto nella villa comunale di Venosa

 

Chiesa – Convento Madonna delle Grazie

La chiesa annessa al convento fu costruita dopo la pestilenza del 1503 e fu consacrata nel 1637

 

De Luca Giovan Battista

Giurista e letterato ( Venosa 1614 – Roma 1683)
Giovan Battista De Luca nacque a Venosa il 1614. Studiò giurisprudenza a Salerno e Napoli dove si addottorò nel 1635 e dove esercitò a lungo l’avvocatura. Trasferitosi a Roma nel 1654, prese l’abito ecclesiastico, divenne uditore e segretario dei memoriali di Innocenzo XI, che nel 1681 lo creò Cardinale.

La sua opera fondamentale è il Theatrum veritatis et iustitiae, sive decisivi discursus per materias seu titulos distincti ( 21 tomi, Roma 1669-73), nel quale raccolse e ordinò le materie, le allegazioni forensi e i discorsi da lui tenuti nell’esercizio dell’avvocatura. Del Theatrum curò una riduzione in italiano col titolo Il dottor volgare ovvero il compendio di tutta la legge civile, canonica, feudale e municipale nelle cose più ricevute nella pratica ( 15 libri, 1673) sostenendo contemporaneamente nel Discorso dello stile legale l’opportunità dell’uso dell’italiano nei giudizi.

Acuto, brillante, dotato di un’ironia pronta e vivace, De Luca è non solo un giurista dotto e moderno, tutto rivolto alla concretezza del consenso e dell’uso dei popoli, ma anche uno scrittore netto e vivo, da collocare tra gli esempi notevoli di prosa tecnica e scientifica del Seicento. Compose molto probabilmente anche Instituta civilia, nonché opere di economia e di finanza.