Vota la ricetta

Qual è la ricetta che più rappresenta Venosa?

View Results

Loading ... Loading ...

Archivio di luglio 2011

Frusci Francesco

 Nato a Venosa il 1839. Morto a Napoli 1902

Patriota e medico, ebbe cattedra di chirurgia all'università di Napoli.

Targa in pietra affissa

sulle mura di Via Vittorio Emanuele II, n. 14

In questa casa il dì 18 agosto dell'anno 1839 nacque Francesco Frusci, professore ordinario di operazioni chirurgiche all'università di Napoli.

 

Catacombe Cristiane

Poco più a nord del sentiero che porta alle catacombe ebraiche va segnalata la presenza di un ipogeo cristiano. Anche questo sepolcreto è costituito da corridoi fiancheggiati da loculi e arcosoli in cui trovano posto numerosi sarcofagi.

La particolare posizione di questo ipogeo, dimostrerebbe che i Cristiani giunsero a Venosa dopo gli Ebrei e, precisamente, sul finire del IV sec. d.C. e che sussisteva solidarietà, a quei tempi, tra cristiani e giudei.

A cura di Marirosa Orlando.

Museo Archeologico Nazionale di Venosa

Il Museo Archeologico di Venosa raccoglie l documentazione di età romana, tardoantica e altomedievale della città e del suo territ2 rio, ma è anche, e soprattutto, un Museo di problematiche, un archivio di percorsi storico-culturali.

Per una più precisa connotazione dello sviluppo storico della città e del territorio sono stati scelti materiali non molto appariscenti ma con un alto valore documentario. Il rapporto con il Parco si pone sia come sintesi della visita all’area archeologica sia come spunto per l’osservazione diretta dei monumenti.

L’importante struttura espositiva è stata inaugurata il 3/11/91 ITINERARIO MUSEALE
Le tematiche trattate iniziano dal momento in cui si conc”lude il discorso storico del percorso espositivo del Museo Nazionale del Mel:[e se, che verte soprattutto sulla società indigena della zona. FASE PREROMANA

TOMBA DI BAMBINO (pieno III Sec. a.C.): il corredo comprendeva un nucleo di vasi, alcune statuine fittili e il Toro Api, simbolo del dio Osiride e delle sue rinascite, riconoscibile per il gradiente lunare compreso fra le corna, che testimonia l’influsso religioso egizio.

ASKOS CATARINELLA (fine IV-III sec. a.C.): a tre bocche, di cui due lateli a filtro, con decorazioni in bruno. Questo tipo di vasi era destinato ad essere deposto nella camera sepolcrale ed era contraddistinto da simboli funerari. Qui la scena rappresenta un funerale nelle sue diverso fasi con l’evidente scopo di celebrare il defunto.

AREA SACRA DI BANZI (frequentata a partire dal V sec. fino al III sec. a. C.). Luogo in cui si celebravano i riti di passaggio dall’età prepuberale a quella puberale, quelli praticati cioè nel momento in cui le bambine e bambini entravano a far parte della società degli adulti, gli uni come soldati, ‘le altre come spose. Miniaturizzazione di ex-voto, oggetti di uso personale e di tipo agricolo.

VENOSA: CERAMICA DI TRADIZIONE NON ROMANA. In più luoghi dell’area occupata dalla colonia di VENOSIA si sono ritrovati sporadici frg. ceramici di produzione locale. Si tratta di ceramica apula a figure rosse della fine del IV sec. e inizi del III sec. a.C. La presenza di questi frg.. va ricondotta al centro preromano noto dalle fonti ma di scarsa consistenza archeologica.

PRIMA FASE DELLA ROMANIZZAZIONE
STIPE VOTIVA: il tipo di materiale attesta la presenza di un’area di culto, se non di edificio, preesistente all’Anfiteatro. Si tratta di oggetti di varia provenienza': testine e statuine fittili, votivi anatomici, oscilla, arule, protome, di animali e un disco fittile. Le statuine assumevano valore di ex-voto oppure erano intese come offerte propiziatorie; a testimonianza di una grazia chiesta o ricevuta troviamo i votivi anatomici. Le decorazioni a rilievo del disco fittile sono considerate raffigurazioni di attributi divini, ed anche simboli magici. Il disco poteva avere la funzione di stampo per focacce sacre. Fine IV sec. inizi II sec. a.C.

MONETAZIONE DI VENOSA. La colonia latina di Venusia batté moneta propria per un ristretto periodo di tempo, nell’arco’ del III sec. a.C., con circolazione a carattere locale. Raffigurazioni di Ercole, Bacco, il rospo visto dall’alto, il delfino, Giove, Giun2 ne, Minerva,. Quasi tutti i pezzi portano le lettere VE (Venusia) sotto forma di monogramma. Attività della zecca: dalla metà del III sec. al II sec. a.C.

CERAMICA A V.N. Vasellame fine da mensa dalla colorazione nera diffusa in età repubblicana. La maggior parte di esso proviene dalla zona degli scavi delle terme. In questa area sono state indagate alcune fornaci per ceramica (sia comune che a v. n.), come attestano i piatti impilati e saldati per un errore di cottura.

SCARTO DI FORNACE: durante le fasi di cottura del vasellame ceramico poteva accadere che per un errore del dosaggio del calore si rovinassero intere partite di oggetti. In questo caso si tratta di uno scarto di lavorazione nel quale si può vedere una coppetta a v.n. integra ma leggermente deformata. Il quartiere artigianale, che produceva ceramica già nel III sec. a.C., resta in vita fino ad almeno la metà del secolo successivo.

AUGURACULUM (luogo destinato, secondo un rituale italico, all’interpretazione del volo degli uccelli per il rinnovo delle magistrature). Area sacra in cui l’AUGURE (interprete ufficiale, nella antica Roma, degli auspici con cui gli Dei manifestavano la propria volontà) doveva prendere gli AUSPICI (interpretazione della volontà divina attraverso l’osservazione del volo degli uccelli) necessari all’assunzione dei poteri di comando mili-tari e civili dei magistrati. Il basamento del tempio era coperto forse da un tavolato, sul quale trovava posto l’AUGURE nelle cerimonie. Al centro vi era il cippo con iscrizioni SOLEI, dedicato alla divinità solare; a est, il cippo con dedica a IUPPITER designava la parte favorevole del tempio, posta alla sinistra dell’auspicante; a ovest il cippo dedicato alla divinità osca FLUSA,corrispondente alla parte destra, sfavorevole, del TEM PLUM. Primo decennio I sec. a.C.

LEX BANTINA Tabella bronzea che reca su entrambi i lati un testo (da un testo 4 righe in latino, dall’altro 11 righe di testo in asco) e presenta sul margine inferiore un foro utilizzato in origine per sospendere l’oggetto. Appartiene alla famosa LEX BANTINA conservata nel Museo Nazionale di Napoli. Nel testo sono contenute prescrizioni che regolano poteri e carriere dei magistrati e alcune norme relative al processo penale. Fine II sec. a.C.

A cura di Marirosa Orlando

Tangorra Vincenzo

Venosa, Pz 1866 – Roma 1922

Targa in pietra – piazza Municipio (palazzo Calvino)

Economista insigne ministro d'italia

esempio di virtù e lavoro i concittadini MCMXXV

 

Chiesa – Montalbo SS Maria Vergine

 

Gesualdo Carlo principe di Venosa

Gesualdo, Carlo (Napoli 1560 ca. – 1613), compositore e liutista italiano. La sua fama è legata ai madrigali, in cui fa un uso spregiudicato del cromatismo. Grazie ai contatti familiari con l'ambiente musicale (il padre Fabrizio Gesualdo era presidente di un'accademia frequentata dai migliori esponenti del mondo musicale napoletano) cominciò ad appassionarsi alla musica e imparò a suonare diversi strumenti, tra i quali il clavicembalo, la chitarra e soprattutto l'arciliuto (vedi Liuto).

Alla morte del padre, nel 1586, ereditò il titolo di principe di Venosa. Dopo aver commissionato nel 1590 l'assassinio della moglie, dell'amante di lei e del figlio nato dalla relazione, lasciò la città natale per Ferrara, dove nel 1594 sposò Eleonora d'Este e dove conobbe musicisti come Luzzasco Luzzaschi e letterati come Giovanni Battista Guarini e Torquato Tasso.

Quando la scomparsa del duca Alfonso II d'Este, nel 1597, segnò il tramonto di Ferrara come centro culturale, Gesualdo fece ritorno a Napoli. Tra i sei libri di madrigali da lui composti, soprattutto gli ultimi due rivelano uno stile armonico drammatico e fortemente innovativo che tende all'espressione delle emozioni tramite l'uso di potenti dissonanze e di salti imprevisti tra tonalità molto distanti.

 

Madrigale: Dolcissima Mia Vitaù

Nei madrigali di Gesualdo ogni frase del testo si accompagna a una risposta musicale specifica che rispecchia i singoli mutamenti emotivi con un'equivalente variazione virtuosistica, secondo la tecnica della "coloratura". Questo madrigale dal Libro 5 (1611) è una trasposizione poetica in musica e un esempio del cromatismo di Gesualdo.
Fonte Encarta 

 

 

La Vista Luigi

Venosa, Pz 1826 – Napoli 1848

Targa in marmo in largo Carità – Napoli, NA

Innanzi a questo marmo

consacrato al nome di

Luigi La Vista

pensatore letterato milite

che nel XV maggio MDCCCXLVIII

sacrificò armato alla libertà civile

l'età gioconda e l'avvenire

promettiamo noi giovani cultori del vero

in ogni periglio pubblico

ricordare che la giovinezza scuola armi

sono indispensabili

La gioventù studiosa

XV MAGGIO MDCCCLXXXIV

 

Catacombe Ebraiche

Venosa ha ospitato una fiorente colonia ebraica attestata da numerosissime iscrizioni databili, senza soluzione di continuità, tra il IV ed il IX sec. d.C. praticamente nulla sappiamo del suo inserimento nella città. Da una cronaca del IX sec., quella di ACHIMAAZ "Cronaca familiare" (Sefer Yuchasin), apprendiamo dell'esistenza a Venosa di una Sinagoga, ma lo scavo non ha fornito alcun riscontro sulla sua ubicazione.

Sempre dalle iscrizioni apprendiamo che la Comunità Ebraica di Venosa del IV sec. era costituita anche da proprietari terrieri e da detentori di cariche pubbliche importanti. Lo testimonia ancora una fila di grotte, sulla collina della Maddalena, scavate nel tufo e in parte franate: sono le Catacombe Ebraiche, scoperte ufficialmente nel 1842 ma già conosciute nel 1584.

La catacomba conosciuta è composta da una serie di ipogei (ambienti sotterranei adibiti a sepolture) scavati nella roccia e presenta corridoi secondari di collegamento dei principali. Per tutta la lunghezza si apre una serie di cubicoli di diversa profondità e separati da pilastri.

Nel 1974 una ricognizione ha portato in luce un nuovo settore con un arcosolio (nicchia a forma di arco con sotto una tomba) affrescato: vi sono rappresentati i simboli legati alla religione ebraica quali la Menorah, o candelabro a 7 braccia, affiancata a destra dallo shofar, o corno e dal Lulav. O palma, ed a sinistra dall'Etrog, o cedro, e dall'anfora dell'olio. Attualmente a causa di un crollo di questo settore non è più visibile.

Nel 1981, una decina di metri più in alto del sentiero, una missione italo americana ha scoperto un'altra catacomba che si addentra nella collina per circa 30 m. le tombe al momento della scoperta si presentavano quasi tutte violate.

Attualmente la catacomba "vecchia", le cui condizioni statiche si erano ulteriormente aggravate a seguito del sisma 1980, è stata oggetto di consolidamenti e restauri ed è in attesa di essere inaugurata, al fine di consentirne una visita, almeno parziale, mentre i lavori proseguono nelle grotte c.d. di S. Rufina.

A cura di: Marirosa Orlando